Novembre si apre con due giorni da leggere insieme: la solennità di Tutti i Santi (domenica 1) e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti (lunedì 2). Prima di farci ricordare chi ci ha lasciato, la Chiesa ci fa guardare alla meta: la comunione dei santi, la grande famiglia in cui vivi e morti restano uniti in Cristo. Per noi cristiani la morte non è l’ultima parola: «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25). Visitare il cimitero, portare un fiore, accendere un lumino, far celebrare una Messa in suffragio non sono semplici abitudini. Sono gesti d’affetto che diventano preghiera, e la preghiera continua a legarci a chi amiamo. Dal 1° all’8 novembre, chi visita il cimitero pregando per i defunti può ottenere per loro l’indulgenza plenaria, alle consuete condizioni.
Mercoledì 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non è un tema estraneo alla fede. Ogni donna è creata a immagine di Dio (Gen 1,27), e il Vangelo ci mostra un Gesù che si ferma, ascolta, difende e restituisce dignità alle donne che incontra, fino ad affidare a Maria di Magdala il primo annuncio della risurrezione. Una comunità cristiana non può tacere davanti alla violenza, nemmeno quando si nasconde dentro le mura di casa. Quella sera la nostra chiesa ospiterà un concerto [ore 20:45, con CordeCordiali]: un’occasione per fermarci, ricordare le vittime e rinnovare l’impegno a educare al rispetto, a partire dalle nostre famiglie e dai nostri ragazzi. Chi vive una situazione di violenza, o conosce qualcuno che la vive, può chiamare il 1522, numero gratuito attivo 24 ore su 24, e sapere che in parrocchia troverà sempre una porta aperta. Le offerte che saranno raccolte per l’ingresso sono destinate a progetti sociali ed educativi da Parte della Parrocchia.
Domenica 29 novembre inizia l’Avvento e, con esso, un nuovo anno liturgico: l’Anno B, in cui ci accompagnerà il Vangelo di Marco. La prima parola che ascolteremo è un invito a vegliare (Mc 13,33-37). Dopo un mese in cui avremo fatto memoria di chi ci ha preceduto e guardato in faccia le ferite del nostro tempo, l’Avvento ci rimette in cammino. Attendere il Signore che viene non significa restare fermi, ma tenere accesa la speranza e preparargli spazio nella vita di ogni giorno. Così il mese che si apre con il ricordo dei nostri cari si chiude nell’attesa: la memoria diventa speranza.
