Un tempo c’era il santo dei camionisti, quello degli studenti, quello degli oggetti smarriti, quello del mal di gola: intermediari che «ammorbidivano» l’incontro con un Dio sentito lontano. Oggi ci si rivolge sempre più al Padre direttamente, con la fiducia dei figli, e i santi, Maria compresa, sono fratelli e sorelle che indicano la strada per seguire Cristo, l’unico Santo che ci rende partecipi della sua santità. I primi cristiani si chiamavano tra loro «i fratelli», «i discepoli» … e «i santi»: Paolo scriveva «ai santi che sono in Efeso», cioè a persone concrete, non ai santi del cielo. Nelle chiese ortodosse i santi sono dipinti ad altezza d’uomo, accanto a chi celebra: cielo e terra formano un’unica famiglia, e oggi è la sua festa.
Il programma dei santi. Gli antichi cercavano Dio sulle vette, e anche Gesù parla dal monte: più che un luogo geografico, è il luogo in cui si accoglie la sua parola. Lascia la pianura, dove la scala dei valori è salute, famiglia, carriera, conto in banca (con Dio in fondo alla classifica), e propone quella di Dio: le beatitudini vissute dai santi del cielo e affidate ai santi della terra.
Poveri in spirito. Gesù non esalta la miseria: Dio sogna un mondo in cui «nessuno è povero» (At 4,34). Tutto è suo, e noi siamo solo amministratori. Povero in spirito non è chi non possiede nulla, ma chi non trattiene nulla per sé. E il Regno è suo già adesso.
Afflitti. Il dolore non è gradito a Dio, che vuole l’amore e non il sacrificio (Mt 9,13). Gli afflitti sono gli oppressi di Isaia 61, a cui Dio promette una corona al posto della cenere. Beato è chi sente il grido di dolore del mondo, piange con chi piange, ma non si rassegna.
Miti. Non i deboli o i rassegnati: nel Salmo 37 sono quelli privati dei loro diritti che rifiutano violenza e rancore e confidano in Dio. La loro non è l’attesa passiva di chi aspetta l’autobus, ma un’attesa operosa. Il modello è Gesù, mai violento nei conflitti.
Fame e sete della giustizia. Non la giustizia del «a ciascuno ciò che merita». Per noi giustizia è fatta quando il colpevole è punito; per Dio quando il peccatore diventa giusto. I santi condividono la fame di Gesù: la salvezza dei fratelli.
Misericordiosi. Nella Bibbia la misericordia è un’azione, non solo un sentimento: il samaritano «fa misericordia». I rabbini insegnavano: Dio ha vestito Adamo ed Eva, ha visitato Abramo malato, ha sepolto Mosè; così fate anche voi.
Puri di cuore. Non la purità rituale fatta di divieti e abluzioni, ma il cuore indiviso, che non ama insieme Dio e gli idoli e non dice una cosa vivendone un’altra.
Operatori di pace. Lo shalom biblico non è solo assenza di guerra: è armonia con Dio, con gli altri e con sé stessi, vita piena per ogni uomo. A chi lo costruisce Dio riserva la promessa più bella: saranno chiamati suoi figli.
Perseguitati. Gesù non ha promesso applausi. Il Vangelo porta nel mondo gli anticorpi del servizio contro il virus del potere, e chi si sente minacciato reagisce. I santi hanno scelto di restare agnelli, amando perfino i nemici.
La santità non è il premio di pochi eroi: è il nome di famiglia di ogni battezzato, e le beatitudini sono i tratti con cui somigliamo al Padre.
