Un altro famoso autore ragiona sulla differenza tra i ragazzi del passato e quelli del presente: nelle scuole di oggi, dice, non c’è più interesse per gli studi, mentre la gioventù si accalca nei festini e gli adolescenti si pettinano tutti allo stesso modo… che sia un giornalista appostato fuori da un Liceo?

No, è un passo tratto dall’epistolario di Seneca (Lettere morali a Lucilio, 95), un testo che ha poco meno di duemila anni. Non mancano certo scritti ancora più antichi contro il degrado dei “giovani d’oggi”; è probabile che questa tendenza sia radicata addirittura nella preistoria.

Evidentemente il biasimo nei confronti dei giovani ha radici antiche ed è legato alla tendenza degli adulti a leggere il presente in termini di decadenza, per far risplendere la superiorità del passato, cioè del presente di quando loro erano giovani. Sant’Agostino, in un discorso tenuto più di sedici secoli fa, affermava non senza ironia: troverai degli uomini che si lamentano dei loro tempi, convinti che solo i tempi passati siano stati belli.

Ma si può essere sicuri che se costoro potessero riportarsi all’epoca degli antenati, non mancherebbero di lamentarsi ugualmente. Se, infatti, tu trovi buoni quei tempi che furono, è appunto perché quei tempi non sono più i tuoi   (Disc. Caillau-Saint-Yves 2).

Prudenza, dunque, nel dare giudizi sui giovani d’oggi, nel gridare allo sfacelo morale, culturale, affettivo e sociale, nell’addossare agli adolescenti le etichette di teppisti, violenti e sfaccendati. Negli anni sono diventato allergico al costante abbinamento del sostantivo disagio all’aggettivo giovanile.

Quando il mondo degli adulti rileva comportamenti inaccettabili nei giovani, è tenuto moralmente a premettere un esame di coscienza. Che mondo stiamo lasciando ai ragazzi di oggi? Quali valori abbiamo custodito per loro, quali ideali testimoniamo? Quale modello di vita adulta stiamo incarnando? Loro sono incerti e confusi, è vero: ma gli orizzonti futuri che si aprono, quegli orizzonti che noi adulti stiamo disegnando, che promesse contengono? Quando gli adulti sono affetti dal mito del giovanilismo, comportandosi da adolescenti, come si può sperare che i giovani desiderino e progettino una vita adulta? Non intendo ora cadere nella tentazione di una requisitoria sugli “adulti d’oggi”, che oltretutto mi si ritorcerebbe contro per ragioni anagrafiche; però mi sembra onesto porre alcune questioni scomode per noi più attempati. Le presento senza alcuna pretesa di completezza, così come mi vengono dal cuore.

Abbiamo mille ragioni per contrastare fermamente e reprimere il bullismo, la violenza e il vandalismo giovanile. A patto però di affrontare la domanda su chi abbia creato le condizioni problematiche in cui vivono i giovani. Non abbiamo forse costruito, negli ultimi decenni, una convivenza civile ispirata ad una libertà senza relativa responsabilità, ad un consumismo sfacciato, ad una “legge del più forte” che ha trasferito la logica di mercato dentro le relazioni sociali, affettive, sessuali e familiari?

Spero di non risultare moralista se, dando voce a molti educatori, esprimo preoccupazione per il bombardamento incontrollato della pornografia, in tutte le sue varianti social, sugli adolescenti e i giovani; un mercato, gonfiatosi nella pandemia, che vuole creare dipendenza, favorendo un approccio utilitaristico al corpo proprio e altrui, fino a considerarlo strumento da sfruttare solo a proprio vantaggio. Ci scandalizziamo poi per gli atti di teppismo adolescenziale, ma non sempre risaliamo alle radici di una cultura adulta che sparge dovunque immagini violente e sbandiera l’aggressività come metodo normale nei dibattiti e nei confronti a tutti i livelli: familiare, sociale, politico e perfino ecclesiale… non a caso papa Francesco ha messo in moto in tutte le comunità cristiane uno “stile sinodale”, per educare i cattolici stessi ad ascoltarsi a vicenda – cosa tutt’altro che scontata, come si vede dalle profonde divisioni nella Chiesa – per seminare uno stile di ascolto reciproco in tutti gli ambienti.

Siamo meravigliati per la confusione dei ragazzi, lo smarrimento degli adolescenti, la mancanza di prospettive dei giovani: ma basterebbe ricostruire a grandi linee le recenti crisi esplose nei campi dell’economia e dell’ecologia, per renderci conto di quanto le ultime generazioni di adulti abbiano contribuito nel creare situazioni di disagio, ragionando più sui vantaggi immediati che sulle conseguenze future delle loro scelte.

Continua….

LETTERA ALLA CITTÀ 2022 DEL VESCOVO ERIO